Ne parlavo qualche giorno fa con mio marito. Mi lamentavo del fatto che, ultimamente, avevo l’impressione di non fare alcun passo avanti, di rimanere ferma.
C’è una caratteristica di Ariel che mi sorprende sempre: la sua capacità di ascoltare davvero e di incoraggiarmi con le parole giuste. Dopo qualche secondo di silenzio, mi ha chiesto:
“Dana, conosci la teoria del cubetto di ghiaccio? Immagina che ci sia un cubetto di ghiaccio in una stanza freddissima…”
Ho sorriso.
Poi ha aggiunto: “A volte fai fatica a far tuo quello che dici ogni giorno agli altri. Questo vale per loro, ma anche per te.”
Se mi segui da un po’, sai che questa teoria la conosco eccome. La condivido spesso con i genitori di bambini con ritardo dello sviluppo del linguaggio che seguo.
Eppure… farla davvero mia, come diceva Ariel, non è così semplice. Perché, si sa, aiutare gli altri è sempre più facile che aiutare sé stessi.
Se non hai mai sentito questa teoria, o se ti farebbe bene rileggerla con occhi nuovi, questo articolo è per te.
A me ha fatto bene sentirla arrivare da qualcun altro. Mi ha aiutata a fare un passo indietro, respirare e ricentrarmi. Magari può fare lo stesso anche con te.
James Clear in uno nel suo libro scrisse: “Immaginiamo che ci sia un cubetto di ghiaccio sul tavolo davanti a noi. La stanza è fredda e il nostro respiro si condensa. La temperatura è di sette gradi sottozero. Molto molto lentamente, la stanza comincia a riscaldarsi. Meno sei gradi. Meno cinque. Meno quattro. Il cubetto di ghiaccio è ancora lì sul tavolo davanti a noi. Meno tre gradi. Meno due. Meno uno. Continua a non succedere niente. Poi, zero gradi. Il ghiaccio comincia a sciogliersi. Una variazione di un grado, apparentemente non dissimile dagli aumenti di temperatura precedenti, ha condotto a un enorme cambiamento”.
Se ci pensi, questo meccanismo si ripresenta in moltissimi contesti della vita quotidiana, e lo sviluppo del linguaggio non fa eccezione. Lamentarsi che il bambino non migliora è come lamentarsi che il cubetto di ghiaccio non si sia sciolto quando la temperatura è passata da -7 a -1 grado.
Possono trascorrere mesi, anche un anno, in cui il bambino non parla. Poi, all’improvviso, inizia a dire le prime parole: prima “pappa”, poi “papà”, “mamma”, fino a raggiungere, in pochi mesi, anche 50 o 100 parole. Ed è proprio in quel momento che il ghiaccio comincia a sciogliersi: una serie di piccoli cambiamenti graduali porta, passo dopo passo, al tanto atteso punto di svolta.
Perché i piccoli progressi silenziosi contano anche nello sviluppo del linguaggio
Spesso ci preoccupiamo perché “il bambino non parla ancora”, “non dice nuove parole”, “sembra fermo da mesi”.
È una preoccupazione comprensibile, ma quasi sempre la temperatura sta cambiando ma noi non ce ne rendiamo conto perché il ghiaccio è lì, fermo, davanti a noi.
Nel silenzio il bambino osserva, memorizza suoni, costruisce significati, allena capacità motorie, cognitive e sociali, prepara, senza saperlo, il suo “punto di fusione”.
E poi, all’improvviso…
Trascorrono settimane o mesi in cui il bambino dice poco o niente. Poi una parola. Poi un’altra. Poi un giorno, in modo inaspettato, inizia a usare 10, 20, 50 parole nel giro di poche settimane.
Non è un miracolo. È il risultato di tanti piccoli cambiamenti accumulati nel tempo.
Come se tutto ciò che è stato seminato nei mesi precedenti, anche quando sembrava inutile, fosse finalmente pronto a germogliare.
Il punto di svolta nello sviluppo del linguaggio esiste, ma va accompagnato
Aspettare non significa restare fermi.
Lo sviluppo del linguaggio ha bisogno di presenza, stimoli, fiducia e ascolto costanti.
Serve la cura di genitori attenti, che si mettono in relazione con il bambino, comunicano con lui anche quando ancora non risponde, lo coinvolgono nei giochi, gli leggono libri e accolgono i silenzi senza ansia, ma con pazienza e cura.
Ogni grado conta
È proprio su questo concetto che fondo tutti i percorsi logopedici che propongo. Nel percorso di sviluppo del linguaggio, i cambiamenti più importanti non sempre determinano reazioni evidenti; spesso, la maggior parte dei progressi avviene senza manifestazioni visibili.
Non esiste un cambiamento improvviso davvero “improvviso”.
Sono quei piccoli miglioramenti quotidiani che, senza un’evidente anticipazione, si trasformano in parole nuove e competenze comunicative solide. Proprio come il cubetto di ghiaccio che si scioglie lentamente, il linguaggio del tuo bambino si sviluppa gradualmente.
Il mio obiettivo come logopedista è accompagnare bambini e genitori in questo delicato percorso, supportando e rendendo visibili ogni piccolo (ma fondamentale) passo verso una comunicazione efficace e serena.