Il tuo bambino non parla ancora? Scopri quando preoccuparsi, i campanelli di attivazione del linguaggio e quando rivolgersi a un logopedista
Ogni bambino ha i suoi tempi nello sviluppo del linguaggio
Durante i primi anni di vita, ogni bambino segue il proprio ritmo. Con i primi passi, i primi gesti e sì: anche con le prime parole.
C’è chi inizia a camminare poco dopo il primo compleanno e chi ha bisogno di un po’ più di tempo. C’è chi pronuncia le prime parole già a 10 mesi e chi, invece, osserva a lungo in silenzio prima di “far sciogliere il ghiaccio” ti ricordi? (La teoria che ha rivoluzionato il mio modo di pensare è proprio quella del cubetto di ghiaccio ne ho parlato in un altro articolo “Piccoli cambiamenti che fanno la differenza nello sviluppo del linguaggio del tuo bambino: la teoria del cubetto di ghiaccio”)
Tutte queste sono sfumature dello sviluppo del linguaggio: esistono delle tappe orientative, sì, ma è perfettamente normale che ci siano differenze da un bambino all’altro.
Per esempio, sappiamo che le prime parole compaiono in media intorno ai 12 mesi, ma non ci preoccupiamo se a 14 o 15 mesi il bambino guarda negli occhi, sorride e usa gesti per comunicare anziché le parole. Allo stesso modo, sappiamo che le prime frasi iniziano a emergere verso i 18 mesi, ma non ci attiviamo se a 18-20 mesi un bambino usa ancora singole parole per comunicare i propri bisogni.
Questo perché siamo consapevoli che lo sviluppo non è una corsa a tappe fisse, ma un percorso con diverse strade possibili.
Tuttavia, proprio perché c’è variabilità, una domanda sorge spontanea: Se ogni bambino può avere bisogno di un po’ più di tempo… quando è il momento giusto per attivarsi? Quando una variazione nei tempi è ancora nella norma, e quando invece può essere il segnale che è utile approfondire?
🌱 Ritardo del linguaggio: cosa significa davvero
La parola “ritardo” spesso spaventa i genitori, è una parola, per molti, carica di implicazioni. Eppure, è una parola che usiamo tutti i giorni senza pensarci troppo: “Sono in ritardo” significa semplicemente che qualcosa si è verificata con tempi più lenti rispetto al previsto.
Nel contesto del linguaggio, il ritardo ha un significato molto simile: indica uno sviluppo che procede più lentamente rispetto alla media per l’età, ma che segue comunque le stesse tappe e modalità, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. In altre parole, il bambino fa progressi, ma con un ritmo più lento rispetto a quanto ci si aspetterebbe.
Campanelli di attivazione: segnali da osservare
La scienza li chiama campanelli di Allarme. ALLARME è un termine che non mi è mai piaciuto, e onestamente non ho mai voluto usare. Preferisco, infatti, parlare di campanelli di attivazione: piccoli segnali che possono invitarci ad osservare con più attenzione e, se necessario, a chiedere un confronto con un professionista.
Ecco alcuni esempi, divisi per fasce d’età (che vi invito a prendere indicativamente, e non rigidamente):
Entro i 12 mesi:
- Non emette suoni (lallazione assente o molto povera)
- Non si gira se chiamato
- Non mostra interesse per le voci o i suoni dell’ambiente
- Non vi guarda negli occhi
Tra i 12 e i 18 mesi:
- Non usa gesti come indicare, fare “ciao” o della pappa
- Non comprende semplici parole o routine (“dove è la pappa?”)
- Non ha ancora detto alcuna parola riconoscibile (attenzione, non corretta, ma riconoscibile)
Tra i 18 e i 24 mesi:
- Ha un vocabolario molto ridotto (meno di 10 parole)
- Non combina parole con gesti
- Non sembra capire semplici richieste (prendi la maglietta rossa?)
Dopo i 2 anni:
- Non unisce due parole per fare una richiesta (“mamma pappa”, “no acqua”)
- È difficile da capire, anche per chi lo conosce bene
- Non mostra interesse per la comunicazione con gli altri
⚠️ Importante: un singolo segnale non è necessariamente preoccupante. Ma più segnali osserviamo, più ha senso attivarci per un confronto, anche solo per ricevere rassicurazioni.
Come osservare serenamente lo sviluppo del linguaggio
In tutto questo, la chiave è osservare serenamente: guardare il proprio bambino non con ansia o con la lente del confronto e del giudizio (“l’amichetta parla di più…”, “il cugino a quest’età diceva…”), ma con curiosità, affetto e attenzione.
Ricordiamoci: ogni bambino ha il diritto di essere visto per ciò che è, e non per ciò che non fa.
Quando chiedere una consulenza logopedica
Non serve “aspettare che parli” per chiedere un parere. Non è mai troppo presto per chiedere un consiglio. Una consulenza precoce non significa voler etichettare, ma voler comprendere. Spesso basta un incontro per capire se tutto procede nella norma o se c’è bisogno di un piccolo aiuto.
E se anche ci fosse un ritardo? Intervenire presto permette di sostenere lo sviluppo con delicatezza, senza forzature.Una parola alla volta… ConSerenità
Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte, o semplicemente senti il bisogno di fare chiarezza su come sta procedendo lo sviluppo del tuo bambino, sappi che non sei sola.
Nel mio percorso ConSerenità accompagno i genitori di bambini da 0 a 3 anni proprio in queste fasi delicate, offrendo ascolto, strumenti pratici e uno sguardo professionale, ma mai giudicante. A volte basta un confronto per ritrovare fiducia, altre volte può essere utile attivarsi con piccoli gesti quotidiani per sostenere il linguaggio fin dai primi mesi.
Se ti stai chiedendo cosa fare quando un bambino non parla, nel percorso ConSerenità accompagno i genitori di bambini da 0 a 3 anni con consigli pratici e professionali. Se invece vuoi capire quale percorso fa per te clicca qui: ti farò alcune domande per consigliarti il percorso migliore!
Dana